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Morabeza...un modo di essere
Poesia capoverdiana
Giocare a Cabo Verde

Morabeza...un modo di essere

Nostalgia, questo è lo stato d'animo di chi ha conosciuto la gente capoverdiana, la sua solidarietà, la sua ospitalità ed è in procinto di partire, di lasciare che gli splendidi paesaggi delle sue isole siano solo un lontano ricordo. Morabeza racchiude tutti questi stati d'animo, è un sentimento che diventa parte di te, ti accompagnerà per sempre lasciandoti dentro l'immensa voglia di ritornare a vivere quei luoghi, quella gente, quelle emozioni.
 

Poesia capoverdiana

 


Ilhas perdidas
mo meio do mar
esquecidas
num canto no Mundo
- que as ondas embalam
maltratam
abracam ...

Isola dimenticata
nel mezzo del mare
dimenticata
in un angolo del mondo
che le onde avvolgono
maltrattano
abbrac ciano …


JORGE BARBOSA, poet of Cape Verde

Giocare a Cabo Verde

Come divertirsi in quel di Cabo Verde? Due semplici ingredienti: semplicità e tanti amici!!!

A guardare quei meravigliosi paesaggi delle 10 isole di Cabo Verde, verrebbe da chiedersi come hanno fatto gli abitanti a non trasfigurarne la natura ancora così selvaggia e incontaminata…fondali pescosi, spiagge bianche ed infinite, deserto silenzioso e imponente!!!
Poi ci si decide ad osservare le abitudini dei “Capoverdiani” e si capisce come la loro presenza sia assolutamente discreta e praticamente in simbiosi con le forme dei paesaggi e con le vite che vi dimorano.



PraiaCuralinho, isola di Boavista


Qui vogliamo dire due parole sul loro modo di passare il tempo libero, socializzando con il gioco. I giochi e le loro regole si tramandano oralmente, con le storie e le leggende e rimangono molto fedeli alle origini: si usano il cerchio, il pallone, le biglie, la fionda…tutt’oggi, nulla di tecnologico!
Una cosa meravigliosa è che si gioca all’aperto, ci si diverte senza l’ausilio di sovrastrutture come sale da gioco o mega-circoli esclusivi…Preferibilmente si trascorre il tempo insieme agli amici e ci si riunisce nelle piazze o in grandi spazi per i giochi un po’ più movimentati e poi…i giocattoli non vengono fatti nelle industrie e quindi la loro produzione non inquina minimamente. Le loro materie prime sono il legno, reso pregiato da singolari intagli raffiguranti spesso uomini o animali, i sassolini, i rametti o particolarissime e colorate conchiglie!
Giocano i bambini, ma giocano anche gli adulti ed è come se si dessero il cambio all’imbrunire: prima i “grandi” e poi i piccini!

A Belo Horizonte, nell’isola di Sal, per esempio, dopo il lavoro gli uomini e le donne si riuniscono di fronte ad un gioco che noi chiameremmo da società o “in scatola”, solo che non è in scatola… niente orpelli!!! Uno scrigno di legno rettangolare, alle volte intagliato (rigorosamente a mano, ovviamente!) o impreziosito con decorazioni, lungo circa 40 centimetri, con, all’interno, dei buchi scavati, dalla forma di piccole “conche”.
All’interno ci sono dei sassolini o dei semi, che fanno da pedine e che vengono spostati da una postazione all’altra secondo un appassionante gioco di intelligenza e strategia. Si chiama gioco dell’uril e deve il nome alla pianta, da cui si raccolgono i semi usati come pedine. Ce ne sono diverse varianti in tutta l’Africa ma persino nel mondo. E’ vero che nasce in Africa ma oramai, grazie anche all’enorme diffusione che ne fecero un tempo gli arabi con le loro conquiste in occidente, ha creato intorno a se gruppi di intenditori e seri tornei! Non è un gioco di guerra come il Risiko ma uno spaccato di vita lavorativa, che simula la semina e la raccolta, con regole ben precise e, soprattutto, con un rigoroso galateo di comportamento: ad esempio di solito non si gioca per soldi!
Un altro esempio è Espargos, capoluogo di Sal, dove nella piazza principale, all’ombra di un grande albero che la caratterizza molto, si riuniscono diversi uomini per l’abituale partita di Uril.







Calato il sole, quando si dilegua lentamente l’estenuante caldo e il sole, con i suoi colori che incendiano il paesaggio, lascia il posto alle tinte pastello dell’imbrunire, i bambini prendono il posto degli adulti…D’altronde è poco consigliato giocare con l’uril dopo il tramonto, anzi il tavoliere va lasciato aperto, in casa, affinché le creature della notte possano impegnarsi nel gioco fino al mattino dopo senza così disturbare gli abitanti del luogo!


São Vicente et Cabo Verde


Appropriandosi dei loro spazi: delle strade, delle piazze,
dei campi di terra, i ragazzini, si scatenano in corse sfrenate, inseguendosi tra loro, giocando al “Mangathada” (nascondino) o rincorrendo una Piaò, antichissimo gioco già conosciuto 3.500 anni fa in Egitto! (si tratta della trottola di legno, a forma di pigna, anticamente costruita anche in terracotta, con una punta di acciaio alla base che le permette, una volta lanciata facendo srotolare il filo di spago che la avvolge, di ruotare su se stessa. Ovviamente le tecniche di lancio sono tante e richiedono molta abilità per la buona riuscita del gioco!).


Altri bambini o bambine, preferiscono correre con quella che in Mozambico chiamano la “carrinha d'uma roda so” ovvero la macchinina con una ruota sola semplicemente disegnare a terra una campana nelle cui caselle numerate è possibile saltellare secondo delle regole.


Ma giocare significa anche tuffarsi nell’immenso mare che certamente non manca intorno a queste isolette, così come non manca il clima adatto per un bel bagno…oppure crogiolarsi al sole sulle spiagge, anch’esse in abbondanza! O ancora, suonare il tamburo unendosi ai “grandi” nelle esibizioni al pubblico, e seguendo, nel mese di febbraio, cantando, ballando, mangiando o bevendo, il tradizionale carnevale, così ricco di coloratissimi costumi, di Mindelo, città di SÃO VICENTE!


Fondamentalmente a tutti è permesso giocare, solo che i bambini imitano gli adulti e i loro modelli di vita imparando, anche così, a crescere e gli adulti forse un po’ imitano i bambini, volendo ritornare con la mente e con le emozioni alla loro infanzia, per godere della vitalità di un tempo…In fondo niente di diverso da altri uomini di altre culture…cambiano solo i paesaggi e le abitudini particolari ma la voglia è sempre quella di confondersi nel gioco, qualunque sia l’età, per vivere nel migliore dei modi!
Marina Cecconi